Decorazione Raku
La tecnica Raku si differenzia dalla lavorazione tradizionale della ceramica per l’immediatezza della cottura, una certa casualità (e unicità) dei risultati e per la suggestione che si vive in prima persona seguendone passo passo tutti i processi di trasformazione. La prima parte di modellazione avviene con terre refrattarie lavorate e cotte in forni tradizionali. Il biscotto viene così decorato con ossidi e cristalline per ottenere notevoli colorazioni anche con effetti tipicamente metallici ed il caratteristico effetto craquelé. Le parti lasciate scoperte potranno essere “annerite” dai fumi prodotti nel processo di riduzione.
L’attrezzatura necessaria è accessibile a tutti, spesso viene prodotta artigianalmente e con molte varianti costruttive, ma va usata con cautela e assolutamente in ambiente aperto.
Il forno in questo caso è un contenitore opportunamente coibentato, alimentato da un cannello a gas. La temperatura che si deve raggiungere per la cottura è di circa 960°C. Il punto di cottura è tuttavia rilevabile anche a “occhio” attraverso il camino di fuoriuscita della combustione. 
La colorazione “rovente” ed il caratteristico effetto “sudato” dei pezzi segnala che è possibile concludere la cottura, che a seconda delle condizioni e dimensioni dei pezzi può impiegare dai 30 ai 40 minuti. Spento il forno si estraggono i pezzi con pinze e guanti di protezione. L’uso di terra refrattaria è necessario per sopportare proprio questo elevatissimo shock termico in cui il pezzo ha un abbattimento di temperatura di circa 900°C.
Gli oggetti vengono posti in recipienti contenenti segatura o carta da giornale che ovviamente si incendia a contatto col pezzo rovente.
Il processo di “riduzione” si ottiene soffocando questa combustione che avviene in assenza di ossigeno. Il fumo nero penetra nelle parti non decorate e nelle crepe del craquelé portando autonomamente avanti una decorazione che sarà più o meno contrastata a seconda dei tempi di riduzione. Il raffreddamento forzato ottenuto soffiando sul pezzo con alternanti processi di riduzione, consente di “controllare” lo sviluppo del craquelé. Il passaggio all’aria provoca invece il processo di “ossidazione” necessario a determinare la colorazione finale dei diversi ossidi.
Infine il pezzo viene immerso in acqua per arrestare definitivamente tutti i processi e potersi dedicare alla pulizia a mano dei residui di combustione, per scoprire, con sorpresa e notevole emozione, il risultato della trasformazione.
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